La casa passiva non è un gioiellino per ricchi

La metamorfosi è grande: l’edificio è una trifamiliare contadina degli anni Trenta, di 200 metri quadrati, su cui finora non si era mai intervenuti. Non aveva neppure sistema di riscaldamento, ma solo una stufa economica.

Adesso è quasi diventata una casa che non ha bisogno della caldaia né dei termosifoni e che funziona con (poca) energia elettrica, perlopiù avuta in dono dal sole; poi serve anche un po’ di energia termica, chiesta alla terra. E basta. Niente gas né gasolio né altri combustibili fossili; per il gas non c’è neanche l’allacciamento. E non servono neppure biomasse: niente stufe a pellet e niente caminetti a legna.

Basta un po’ di corrente elettrica, quella che accende una lampadina da 60 watt. Così si scalda d’inverno, si rinfresca d’estate e si produce acqua calda per la doccia o per lavare i piatti. Con l’attesa di molto comfort abitativo.

È questa la scommessa della casa passiva, che non è un’esclusiva per la Germania o l’Alto Adige. E che anche in Veneto, invece, può prendere piede.

La casa passiva non è un gioiellino per ricchi. Il costo a metro quadro di una ristrutturazione che porta alla casa passiva è di 1600-1700 euro al metro quadrato, del tutto simile a quello di una ristrutturazione con metodiche e tecnologie convenzionali. Il che si deve al fatto che gli impianti tradizionali sono pressoché azzerati; così quel risparmio è compensato da un maggior costo dei materiali isolanti.

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